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    Piazza maggiore

    Come si vedeva piazza Maggiore dal palco da dove parlò Alexis Tsipras

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    Cristina Quintavalla al picchetto davanti alla CNA
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    La manifestazione della CGIL

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    Guido Viale apre la campagna elettorale de L'Altra Emilia Romagna
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    I candidati

    Foto di gruppo dei candidati

Programma per le elezioni regionali dell'Emilia Romagna

Index

4 SCUOLA PUBBLICA E FORMAZIONE

Contro la deriva liberista che investe anchela scuola, riaffermiamo la funzione istituzionale della scuola statale laica e pluralistaper tutti come strumento di eguaglianza e solidarietà.

Come afferma la Costituzione (Art.33), i privati, sono liberi di istituire scuole ma senza oneri per lo Stato.Vogliamo una legge che preveda tempi distesi di apprendimento, i nidi considerati un servizio rivolto alla collettività, la scuola dell’infanzia nella scuola di base con l’ultimo anno obbligatorio, il tempo pieno, un obbligo scolastico dai 5 ai 18 anni, un biennio superiore unitario e un triennio di indirizzo e che sposti la formazione professionale dopo i 18 anni, secondo gli indirizzi della proposta di legge di iniziativa popolare “per una buona scuola della Repubblica”, sottoscritta ne 2006 da 100.000 cittadini e cittadine e rimasta per due legislature nei cassetti della Camera e che è stata recentemente depositata al Senato da 13 parlamentari di diversi gruppi.

Affermiamo il carattere nazionale del sistema scolasticorespingendo la tentazione regionalistica e localista che si è sviluppata in questi anni.

L’Istituzione scuola deve essere erogata obbligatoriamente dalla Repubblica (art. 33). Ciò vale innanzitutto per la scuola dell’infanzia il cui diritto all’accesso (art. 34) è stato spesso negato da miopi politiche nazionali che hanno indotto i comuni a venir meno al loro obblighi dirottando risorse verso scuole private convenzionate. Le criticità che si sono maggiormente evidenziate nella nostra regione riguardano proprio la scuola dell’infanzia, il tempo pieno nella scuola dell’obbligo.

La politica regionale fondata sul“sistema integrato” ha prodotto pesanti danniall’esercizio del diritto all’istruzione nella fascia di età 3-5penalizzando in particolare i ceti meno abbienti con rischi di emarginazione sociale dei soggetti più deboli e in particolare dei figli degli immigrati.

Le proposte de L’Altra Emilia-Romagna sono:

* affidare le competenze regionali sul segmento 3-6 anni all’assessorato scuola e non alle politiche sociali come finora è stato in contrasto con quanto accade a livello statale;

* modificare la Legge 26/2001 inserendo la garanzia del diritto di tutti i bambini e le bambine ad accedere alla scuola statale o comunque a gestione pubblica, laica e gratuita, dai 3 ai 18 anni;

* abrogare i finanziamenti regionali alle scuole private e la “convenzione quadro fra Enti locali e scuole dell’infanzia paritarie”;

* programmare la statalizzazione delle scuole dell’infanzia paritarie comunali, con un periodo intermedio di intervento diretto della Regione, come fa da anni la Regione Toscana;

* intervenire per un ampliamento dei posti di tempo pieno in modo da soddisfare tutte le richieste;

* rifinanziare la Legge E.R. 12/2003 per quanto riguarda le voci: integrazione persone disabili, alfabetizzazione migranti, estensione dell’offerta delle scuole dell’infanzia statali, rapporto fra scuola e mondo del lavoro;

Da anni nel nostro Paese è in diminuzione il numero degli/delle studenti che frequenta l’Università. E’ una tendenza che mina alle radici il futuro dell’Italia. Le competenze maggiori della Regione in relazione a questo settore riguardano il “Diritto allo Studio”. L’attuale, irrazionale e inefficiente, metodo affidato all’Azienda Regionale per il Diritto allo Studio, mette a disposizione una cifra standard ogni anno che viene distribuita fino all'esaurimentodella cifra. Noi riteniamo, al contrario che tutti le persone “aventi diritto” debbano ricevere l’assegnazione della borsa di studio.

Per questo proponiamo alcuni interventi prioritari:

* aumento delle risorse e introduzione del “reddito di formazione” in sostituzione del sistema Borse di studio per permettere a tutti gli/le studenti di sostenere il costo dei corsi universitari.

* dotare ogni sede universitaria di una mensa gratuitafunzionante e mettere a disposizione degli/delle studenti alloggi, capienti, efficienti e sicuri;

* forti riduzioni per gli/le studenti del costo degli abbonamenti per le linee dei trasporti pubblici e prevedere sull’intero territorio regionale l’entrata gratuita per tutti gli/le studenti e facilitazioni per l’accesso e l’uso di servizi culturali e sportivi.

Assistiamo nelle Università ad una allarmante transizione verso un modello che penalizza la ricerca, soprattutto quella di base in cui la dichiarata attenzione alla qualità, in realtà si traduce in una pletora di adempimenti burocratici. Il vocabolario della “qualità universitaria” sembra preso in prestito da un corso per amministratori delegati e manager aziendali: efficienza, produttività, competitività, innovazione sono i nuovi paradigmi della ricerca. Quando è risaputo, invece, che le basi per una ricerca di qualità sono: passione, competenza, creatività.

La parola “cultura” è scomparsa dai documenti ufficiali inerenti la ricerca, sostituita da attributi che ne sanciscono la deriva mercantile. Ciò si riflette in maniera decisiva sulle politiche di finanziamento. Anche in Regione Emilia-Romagna, come nei programmi di finanziamento comunitario, i progetti finanziabili sono solo quelli che hanno un impatto forte sul mercato, mente la ricerca di base, è lasciata languire poiché non rende nell’immediato e non prefigura scenari di profitto. Lo sforzo che la Regione Emilia Romagna ha compiuto e sta compiendo per la creazione nelle strutture Universitarie di Tecnopoli per la ricerca industriale e il trasferimento tecnologico ne è l’esempio più eclatante.

A questa politica, che asservisce l’Università alle esigenze dei privati e dei gruppi industriali, e che porta a un impoverimento del patrimonio di conoscenze e, in generale, di quello culturale delle nostre Università si propone che la Regione Emilia Romagna favorisca e finanzi anche progetti che:

* spaziano su un ampio fronte di tematiche culturali (scienze umanistiche, sociali, naturali ecc.);

* si caratterizzano per aggregazioni interuniversitarie di giovani ricercatori;

* consentono la partecipazione ai bandi anche di gruppi ristretti di ricercatori e ricercatrici;

* pongono particolare attenzione all’interdisciplinarietà delle conoscenze.

Le Università dell’Emilia-Romagna, pur nella loro secolare autonomia, possono trarre da accordi e programmi con la Regione, stimolo ed aiuto per aumentare la qualità della propria offerta didattica e l’effetto della ricerca di base e applicata. Il Governo in queste settimane minaccia ulteriori tagli ai loro finanziamenti in nome della spending review. Un insieme di accordi congiunti con la Regionee altri operatori pubblici o privati possono ancora svilupparsi invalide iniziative di ricercaapplicataai temi della realtà locale e di promozione dell’ immenso patrimonio culturale, artistico e scientifico che si trova nelle sedi degli Atenei.


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