Proposte per la ricostruzione dell'Emilia In evidenza

L’ALTRA EMILIA ROMAGNA

Comitato di Modena

Proposte per la ricostruzione dell’Emilia

Negli ultimi due anni l’Emilia è stata colpita dal sisma, dall’alluvione del Secchia e da una serie di altre calamità che hanno profondamente colpito ampie fasce della popolazione e mutato il volto di una porzione del territorio regionale. La ricostruzione avviene in modo contraddittorio: quella degli edifici pubblici procede in modo spedito, ma lo stesso non si può dire per la ricostruzione privata delle abitazioni e delle attività produttive e commerciali, che soffre i limiti di una impostazione burocratica non in sintonia con le esigenze di efficacia e tempestività di chi vive il disagio del post sisma e post alluvione. Senza considerare che i parametri di calcolo degli indennizzi non coprono proprio il 100% del costo di pieno ripristino degli immobili.

Alla luce di queste brevi considerazioni avanziamo alcune proposte per la ricostruzione e rivendichiamo ancora una volta l’urgenza di una legge quadro sulle calamità che codifichi gli interventi nell’emergenza e le successive fasi di ricostruzione

SUPERAMENTO DELLA STRUTTURA COMMISSARIALE

Proponiamo il superamento di una struttura commissariale identificata solo con il Presidente della Regione per assegnare alla giunta regionale e all’assemblea legislativa il ruolo di indirizzo e controllo della ricostruzione. Il mantenimento dello stato di emergenza stabilito per legge non deve essere automaticamente collegato all’affidamento alla struttura commissariale di ogni competenza legata alla ricostruzione.

Crediamo che la struttura commissariale, con il Presidente della Regione nella vesti di commissario, e con i Sindaci nel ruolo di vice commissari, se è servita per evitare un commissario esterno come invece è successo a L’Aquila, oggi abbia esaurito la sua funzione di gestione dell’emergenza. La struttura commissariale funziona tramite ordinanze che, in quanto tali, sono escluse dall’attività dei consiglieri regionali e della stessa giunta. Ad oggi quindi il consiglio regionale è escluso dalle decisioni nel merito della ricostruzione, ovvero del più grande cantiere d’Italia e d’Europa, mentre è importante far nascere una discussione pubblica sul modello di riorganizzazione economica e sociale che vogliamo impostare in occasione della ricostruzione. Questa discussione fino ad oggi è mancata totalmente con il risultato che all'interno della stessa assemblea regionale i consiglieri non hanno ancora la percezione esatta della gravità di quanto successo a poche decine di km da Bologna.


 

TEMPI DELLA RICOSTRUZIONE E BUROCRAZIA

I dati della Regione* nel bilancio a 30 mesi dal sisma ci dicono che:

Abitazioni: sono 5.418 le domande di contributo per le abitazioni private, di cui quelle relative ad edifici con danni di tipo B e C sono 3.546 (di cui 692 pratiche accettate) e quelle con danno E 2.193 (di cui 594 pratiche accettate). Ad oggi per il ripristino delle abitazioni risultano erogati 328,6 milioni: nello specifico 112,2 milioni di contributi in pagamento per le pratiche B-C, 67,4 milioni per le E leggere e 148,8 milioni per le E pesanti.

Imprese: delle 1.476 domande di contributo presentate (immobili, beni strumentali, scorte e delocalizzazione), sono 893 i decreti di concessione per 539,5 milioni di euro: di questi i decreti già in liquidazione sono 520 per un importo di 153 milioni.

* Fonte: http://www.regione.emilia-romagna.it/terremoto/notizie/attualita/mude-e-sfinge-sono-4-121-le-ordinanze-per-il-pagamento


 

Da questi numeri si possono trarre due considerazioni:

essendo 31mila le abitazioni danneggiate dal sisma* (16.900 con danno Be C e 14.000 con danno E) si può affermare che la vera ricostruzione non è ancora partita e che fino ad ora si è intervenuti prevalentemente sugli edifici con danni più leggeri e meno onerosi;

essendo 6 i miliardi teoricamente a disposizione della ricostruzione ne sono stati effettivamente erogati appena il 10%. Senza contare che sono ancora numerose le pratiche di quei cittadini hanno presentato solo la prenotazione del contributo (cioè si sono impegnati a ricostruire) e che molti non si sono neppure prenotati, rinunciando, di fatto, a ricostruire. Di questo passo la piena ricostruzione avverrà fra 15 anni, una tempistica incompatibile con le esigenze di chi vuole continuare a vivere e lavorare nella bassa modenese.


fonte: http://www.regione.emilia-romagna.it/terremoto/programma_casa.pdf


 

Per questo proponiamo alcune misure:

Architetto sociale: se la ricostruzione è lenta e le pratiche dei cittadini non arrivano nei Comuni allora è il caso che siano i tecnici comunali ad andare dai cittadini per capire i loro problemi, verificare i motivi del ritardo nella presentazione delle domande ed assumerle d’ufficio. Le risorse per la ricostruzione ci sono, ed è quindi compito dei servizi pubblici farsi carico di garantire il diritto a tutti del ripristino delle proprie abitazioni.

Ufficio distrettuale per il monitoraggio della ricostruzione: è necessario che a livello distrettuale ci sia un punto di monitoraggio costante dell’andamento della ricostruzione, per superare anomalie tra i vari Comuni, verificare l’evoluzione delle pratiche e rendere coerenti i tempi di scadenza delle domande con il reale processo di ricostruzione.

Stabilizzazione dei tecnici interinali che lavorano nei Comuni: il personale che lavora nei Comuni per smaltire le pratiche legate alla ricostruzione è assunto tramite l’agenzia interinale Obiettivo Lavoro, e quindi soggetto ad un forte turn over che limita fortemente l’acquisizione delle necessarie competenze per smaltire celermente e con professionalità le pratiche edilizie legate alla ricostruzione. È necessario che questo personale sia stabilizzato al fine di migliorare la qualità e la quantità di lavoro che gli uffici tecnici comunali possono svolgere.

Pagamenti più ravvicinati degli stati di avanzamento lavori: gli attuali scaglioni di pagamento della cosiddetta “Cambiale Errani” costringono molte imprese edili, specie quelle di piccola dimensione, ad essere molto esposte rendendo difficile e incerto il regolare funzionamento del cantiere. Per superare questo problema occorre prevedere, per l’erogazione degli indennizzi, acconti mensili con conguaglio al raggiungimento degli attuali stati di avanzamento lavori. In alternativa occorre ottenere dalle banche l’impegno di erogare acconti sulle cosiddette cambiali Errani.

Revisione delle scadenze presentazione domande: il principio di riferimento è che occorre garantire a tutti la possibilità di ripristinare l’abitazione o il fabbricato produttivo, e se i tempi di presentazione delle domande non sono in linea con le scadenze fissate queste debbono essere riviste. Lo strumento delle continue proroghe crea incertezza e va superato rendendo coerente le scadenze con l’andamento reale della ricostruzione; l’ufficio per il monitoraggio della ricostruzione può assolvere questa funzione. La recente ordinanza in base alla quale le domande respinte per un’errata interpretazione da parte dei tecnici comunali possono essere ripresentate ma solo entro il 17 novembre testimonia la fragilità di un sistema che scarica sui cittadini più deboli e impreparati una marea di norme che rende inaffrontabile l’iter della ricostruzione.

Limite pratiche per tecnici privati e redistribuzione delle stesse: se è vero che alcuni tecnici privati accumulano numerose pratiche che poi non sono evase celermente, occorre un provvedimento che stabilisca un limite al numero di pratiche di ricostruzione, ovviamente in relazione alla tipologia di intervento che ogni studio tecnico privato può oggettivamente svolgere in base al personale disponibile. Ed occorre un provvedimento ad hoc che permetta, senza alcun onere per il terremotato, la redistribuzione delle pratiche avviate ad altri professionisti al fine di accelerarne l’iter.

Inadeguatezza del sistema informatico: il software scelto per la gestione delle pratiche è arretrato e inadeguato, per i tecnici comunali e per i professionisti, e le carenze di questa procedura si sommano alla farraginosità burocratica. Occorre individuare una nuova piattaforma informatica più efficiente.


 

FISCO E MUTUI

Superamento di un’imposizione fiscale non in linea con le condizioni del territorio

Dal punto di vista fiscale abbiamo avuto fino ad ora Governi che hanno affrontato i problemi economici connessi al sisma esclusivamente con la calcolatrice. L’esempio più lampante di uno Stato indifferente ad un territorio che soffre è l’erogazione di mutui per il pagamento delle imposte in cui l’unica concessione è l’assenza di interessi, che sono poi scaricati sulla collettività.

È inoltre evidente che il sistema delle proroghe fiscali, mantenendo inalterato il peso del fisco, rimanda nel tempo il rapporto del contribuente con l’erario senza affrontare il vero problema: l’insostenibilità di un peso fiscale per lavoratori e imprenditori che, oltre alla crisi, vivono una condizione di disagio economico eccezionale a causa delle conseguenze del sisma.

Dobbiamo dire chiaramente che i governi che si sono succeduti non hanno sostenuto fiscalmente la ricostruzione e dobbiamo dire che non abbiamo bisogno di proroghe che riportano il contribuente terremotato alla condizione di partenza ad ogni scadenza. Abbiamo invece bisogno di una condizione fiscale agevolata per lavoratori e imprese, che oltre alla crisi vivono il disagio del sisma, fino a che questo territorio non si è completamente rialzato.


 

Rispetto della sospensiva per i mutui sugli immobili inagibili

L’attuale sospensiva di legge per gli immobili inagibili su cui grava un mutuo blocca il pagamento delle rate fino al 31/12/2015 e rende volontario il saldo del rateo mensile. È però necessaria l’introduzione di una efficace misura sanzionatoria per quegli istituti bancari che ne disattendono la corretta applicazione o collegano il mancato pagamento delle rate al rifiuto delle concessione di ulteriori prestiti.


 

MAP

I Moduli Abitativi Provvisori sono stati noleggiati dalla Regione per 5 anni. Oggi ci troviamo esattamente a metà del tempo di noleggio stimato con una condizione della ricostruzione che fa presupporre che fra altri 30 mesi molti degli attuali ospiti del MAP non abbiano ancora né ripristinato l’immobile né individuato una soluzione abitativa alternativa. Occorre quindi ridefinire gli obiettivi di utilizzo dei MAP e avere chiarezza sulle strategie di fuoriuscita degli ospiti, che a nostro avviso debbono essere basate sull’utilizzo delle tante abitazioni sfitte presenti sul territorio del cratere attraverso incentivi fiscali e strumenti di garanzia del sistema pubblico.


 


 

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