Programma per le elezioni regionali dell'Emilia Romagna

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3 LA SALUTE

Siamo gli unici oggi a difendere il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) e cioè il Diritto alla Salute, sancito dall’art. 32 della Costituzione, dall’assalto delle grandi lobby, le compagnie assicurative in testa, che tentano di trasformare anche la salute in merce. Dicono che la causa del debito pubblico è rappresentata dalla spesa sanitaria eccessiva.

È falso! Essa è inferiore alla media europea. E tuttavia il Fondo sanitario nazionale, nelle intenzioni di questo governo è destinato a ridursi ulteriormente dal 7,1% del PIL del 2013 al 6,7% nel 2017. I ticket troppo altispingono ormai le cittadine e i cittadini a rivolgersi ai privati o addirittura a rinunciare alle cure. Si vuole promuovere il passaggio a un sistema sanitario basato sulle assicurazioni private per chi se le può permettere e con un servizio pubblico residuale e squalificato per il resto della popolazione secondo il disastroso modello liberista americano che esclude quarantasette milioni di persone dall’assistenza sanitaria.

Le ASP (Aziende pubbliche di servizi alla persona), che dovevano rappresentare l’ente gestore pubblico per eccellenza di tutte le problematiche socio-assistenziali per le persone anziane, i/le minori, le famiglie in difficoltà, le persone fragili, rischiano, per volontà della Regione, di essere liquidate per far posto ai soggetti gestori privati, in particolare alcune grandi imprese cooperative, che, sotto le etichette di “terzo settore” e “no profit”,sfruttando il lavoro di soci e socie lavoratrici, attraverso il processo di accreditamento e di esternalizzazione, sono i destinatari privilegiati della privatizzazione in attodei servizi alla persona, quelli socio-assistenziali e educativi e in prospettiva anche sanitari. Emblematico il caso dell’IRAP che la Regione ha fissato all’8,5% per le Asp (istituzioni pubbliche) e al 3,21% per le imprese cooperative. In altre regioni (Lombardia, Puglia, Piemonte) vige l’esenzione totale sia per le Asp sia per le cooperative.

La crisi del modello emiliano di welfare municipale e comunitario è del tutto evidente. Vi sono settori della sanità e dell’assistenza in cui si manifestano evidenti e preoccupanti carenze. L’assistenza alle persone sofferenti mentali è pesantemente condizionata dalla scarsezza di risorse che frena ogni volontà di percorsi innovativi riabilitativi e da processi di esternalizzazione generatori di cronicizzazione. In questo come in altri settori devono aver maggior peso le associazioni di volontariato (vero) di tutela dei diritti delle persone malate, con pareri vincolanti sulla qualità del servizio fornito e sulla verifica degli esiti.

L’assistenza alle persone anziane non autosufficienti attraversa un’allarmante fase di crisi. La domanda di assistenza domiciliare non ha mai ottenuto risposte adeguate per qualità e quantità delle risorse dedicate ed è stata surrogata dal “badantato” tutto a carico delle famiglie, e in particolare delle donne. Più in generale deve essere contrastato il trasferimento surrettizio di persone anziane malate dal settore della sanità a quello dell’assistenza, con l’obiettivo di scaricare oneri esosissimi sulle famiglie.

E’ prioritario allora difendere la sanità pubblicain opposizione alla politiche governative di definanziamento ed alle spinte privatistiche che possono compromettere e cancellare il modello sanitario dell'Emilia-Romagna.

Per questo è necessario un cambiamento profondo che poggi su due pilastri:

a) il ruolo prevalente di gestione e di programmazione del soggetto pubblico;

b) la più vasta partecipazione dei cittadini uguali nei loro diritti, secondo l’art. 4 della Costituzione, anche tramite la diffusione della prassi dell’Audit civico.

 

La Regione deve dotarsi per il triennio 2015 - 2018 di un Piano Sociale e Sanitario che preveda incremento degli investimenti per l’edilizia socio sanitaria e per le dotazioni tecnologiche e delle dotazioni organichedel Servizio Sanitario Regionale (nel solo 2013 il blocco degli organici ha comportato la perdita di 1744 posti di lavoro qualificati) con l’obiettivo di:

* garantire l’accesso alle cure, la continuità terapeutica e l’integrazione sociosanitariain ogni comune ed in ogni quartiere delle grandi città della nostra regione, riorganizzando ed accorpando o attivando ex novo tutti i servizi distrettuali, nelle Case della Salute,nelle tre diverse tipologie, grande, media e piccoleindividuate dalla DRG n. 291/2010 in relazionealla densità della popolazione, alle caratteristiche geografiche del territorio.

* riqualificare l’intera rete ospedaliera regionale in termini di sviluppo sostenibile, potenziando le tecnologie diagnostico terapeutiche e le reti informatiche e prevedendo l’accorpamento da subito funzionale e poi con gli opportuni investimenti anche logistico degli ospedali con bacini di utenza contigui ma insufficienti a garantire la qualità delle cure. Tale riorganizzazione deve avvenire senza riduzione del personale ma sua riqualificazione e ricollocazione a potenziamento dei servizi distrettuali;

* eliminare iticket dalle prestazioni terapeutiche e diagnostiche necessarie per il monitoraggio delle patologie accertate. Introdurre la prescrizione diretta di farmaci, accertamenti diagnostici e terapie strumentali degli specialisti ambulatoriali che abbiano assunto in cura i pazienti;

* abbattere lefile di attesa clinicamente ingiustificate e socialmente onerose tramite l’adozione di protocolli e linee guida diagnostico terapeutiche e la prenotazione diretta sulla base di “budget di fornitura” presso le strutture eroganti da parte del personale medico prescrittore, e delle loro strutture organizzative di supporto.

* potenziare laprevenzione, la medicina del lavoro, l’igiene ambientale, l’educazione sanitaria e alimentare, il controllo sulla qualità delle merci e sui modi di produrle, l’analisi epidemiologica (nati, mortalità, registro tumori, patologie degenerative e genetiche ecc.) integrandola con quella degli inquinanti ambientali e dei fattori di rischio socio-economici per orientare le politiche di prevenzione e di risanamento ambientale e urbanistico;

* garantire nel campo della salute riproduttivail rispetto delle scelte delle/degli utenti e della loro autodeterminazione. Occorre un nuovo impegno a favore dei consultori familiari (accessibilità, continuità e relazione diretta fra utenti e operatrici/operatori, senza passaggio al CUP) potenziando i consultori giovanili, con interventi anche nelle scuole; rendere effettiva l’applicazione della legge 194,in una regione che registra un 56% di medici obiettori e inserire gli anticoncezionali nei Livelli Essenziali di Assistenza;

* aumentare il fondo per la non autosufficienza (FRNA) per qualificare e potenziare l’assistenza domiciliare.


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