• La manifestazione della CGIL
    La manifestazione della CGIL

    Il nostro striscione alla manifestazione della CGIL del 16 ottobre

  • Barbara Spinelli all'apertura della campagna elettorale de L'Altra Emilia Romagna
    Barbara Spinelli all'apertura della campagna elettorale de L'Altra Emilia Romagna
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    I candidati

    Foto di gruppo dei candidati

  • Piazza maggiore
    Piazza maggiore

    Come si vedeva piazza Maggiore dal palco da dove parlò Alexis Tsipras

  • Guido Viale apre la campagna elettorale de L'Altra Emilia Romagna
    Guido Viale apre la campagna elettorale de L'Altra Emilia Romagna
  • Cristina Quintavalla al picchetto davanti alla CNA
    Cristina Quintavalla al picchetto davanti alla CNA

Intervento di Piergiovanni Alleva

 

OGGETTO 33

Illustrazione del Presidente della Regione del Programma di Governo e composizione della Giunta (art. 28, comma 2 e art. 44, comma 2 dello Statuto).

(Discussione e conclusioni)

(Risoluzione oggetto 33/1 - Dichiarazioni di voto e approvazione)

(Risoluzione oggetto 33/2 - Dichiarazioni di voto e approvazione)

 

ALLEVA: Grazie, presidente. Parlo per la lista L'Altra Emilia-Romagna, che è la dimensione regionale della lista L'Altra Europa con Tsipras, e questo vi fa comprendere come per noi si tratti oggi di una giornata di estrema allegria e contentezza, perché pensiamo che finalmente abbia cambiato verso, tanto per usare un'espressione ormai entrata nel classico, la problematica dei rapporti con l'Europa. Speriamo che volga al termine l'epoca dell'austerity, delle restrizioni, della miseria crescente e senza prospettive.

In questa visuale, ritengo che dovrebbe inserirsi il programma di mandato della Giunta regionale, alla quale invece, se posso fare una critica, o la criticità principale che ritengo di fare è forse la mancanza di apertura verso una dimensione superiore, nazionale, più ampia. Vi sono molte affermazioni condivisibili, molti scopi condivisibili, per esempio il consumo zero di territorio, poi bisognerà vedere se vanno d’accordo con altre iniziative come la Cispadana, ma quello che mi colpisce negativamente è – appunto – questa mancanza di raccordo.

Parto dal tema che meglio conosco, che è quello del lavoro e del welfare. Poche righe sono dedicate a questo tema in questo programma, anche se sono righe in sé importanti, perché si dice che ciò che si vuole è un piano del lavoro che affronti il problema della disoccupazione. Benissimo, un obiettivo assolutamente da condividere. Ma in quale quadro lo collochiamo? Ecco, questo manca completamente. Il quadro in cui lo collochiamo è un quadro di netto peggioramento del mercato del lavoro, quale risultato del Job Act, che da una parte, con il Job Act 1, altrimenti detto decreto Poletti, ha reso sistematico il precariato, perché ha reso a-causale il contratto a termine, facendo di esso uno strumento sistematico di ricatto verso i lavoratori, completato poi dal contratto cosiddetto a tutele crescenti, in realtà decrescenti che per quell'80 per cento di lavoratori che comunque dovranno essere a tempo indeterminato all'interno di un'azienda ha riproposto, sotto altro profilo, una visuale di ricatto, perché il licenziamento ingiustificato comunque non ammetterà reintegro.

Ebbene, in questo quadro, che è un quadro di deterioramento della condizione lavorativa, perché il lavoratore ricattato e ricattabile diventerà un lavoratore sottopagato, come è già in Italia, e come è stato per lunghissimo tempo ed è diventato in Grecia, in questo tipo di situazione, alla quale poi si è affiancata, con il secondo dei decreti attuativi, la distruzione in realtà del sistema degli ammortizzatori sociali, che è diventato un sistema solo risarcitorio, nel quale vengono pesantemente puniti proprio i lavoratori precari, quei lavoratori che adesso sono condannati al precariato dal decreto Poletti, ebbene, anche su questo, noi che cosa abbiamo da dire? Ricordatevi come si fa, se qualcuno non lo sa, voglio dirglielo. D'ora in poi, quando un lavoratore resta disoccupato, si deve guardare indietro quattro anni. Avrà diritto a tante settimane di disoccupazione, la metà, quante sono le settimane in cui ha contribuito nei quattro anni precedenti. Se ha lavorato sempre, potrà avere due anni di disoccupazione, ed è il massimo dei massimi, ben poca cosa rispetto agli anni di mobilità attuali. Ma se è stato un lavoratore precario, uno che ha lavorato pochi mesi, avrà pochissimo in indennità di disoccupazione, e poi? Poi potrà andare a mangiare alla Caritas. È questa la Affairs and Security di Matteo Renzi.

Su queste questioni, la nostra Regione ha qualcosa da dire. Io penso che avrebbe moltissime cose da dire, sia sotto il profilo del rapporto di lavoro in quanto tale, facendo in modo che non si vada verso il precariato, che in quel piano del lavoro vi sia l'impegno delle imprese per un lavoro di qualità, e non per un lavoro ricattatorio, sia sul piano del welfare, sul piano degli ammortizzatori sociali e sul piano della ricerca occupazionale.

Signor presidente, io vorrei che su quest’impegno noi effettivamente potessimo fare delle proposte innovative, delle proposte esemplari a livello nazionale, ed è per questo che però dobbiamo avere ben presente il quadro nazionale. Nel Jobs Act, tra le deleghe non ancora attuate c'è quella della riforma dei contratti di solidarietà, sia dei contratti difensivi sia dei contratti espansivi. Io dico che la regione deve impiegare i soldi che ha in questo senso, perché con i contratti espansivi deve ripromettersi di dare lavoro a qualcosa come cinquanta, centomila giovani. Non è impossibile, considerato che, a fronte di duecentomila disoccupati, in questa regione vi sono ancora – e per fortuna – 2 milioni di occupati, la cui riduzione dell’orario di lavoro con contratto di solidarietà espansivo potrebbe comportare il riassorbimento di quella disoccupazione.

Vediamo, però, il profilo degli ammortizzatori sociali. La miseria sta bussando alle porte di tante famiglie. Gli ammortizzatori sociali, come ho detto, per chi è in difficoltà non esistono, o quasi.

E allora? Allora la prospettiva, l'idea di un reddito minimo garantito non può più essere una specie di feticcio, di libro dei sogni, anche perché, alla fine, siamo uno dei pochissimi Paesi in Europa che non ce l'hanno. È un problema di legislazione nazionale? Sicuramente, ma occorre che qualcuno dia la dimostrazione del fatto che è possibile, perché potrebbe essere benissimo istituito, è già accaduto, ci hanno già provato nel Lazio e in Campania, per esempio, anche a questo livello. In tal senso vorrei veramente vedere un impegno diverso da quello che ho visto toccato fuggevolmente e superficialmente nel programma.

Dicevo su due lati: da un lato il lavoro, la creazione del lavoro, l'occupabilità dei giovani, dall’altro gli ammortizzatori sociali per chi sta per perdere il reddito o lo perderà. Perché quella miserabile Affairs and Security che oggi ci propone il Jobs Act è pagata con la perdita degli ammortizzatori precedenti e tradizionali, che erano ammortizzatori di tipo conservativo, per i quali il lavoratore conservava il posto di lavoro, ed erano la cassa integrazione in deroga, ed erano molti tipi di cassa integrazione speciale, che adesso vengono meno.

Vado avanti perché non voglio dedicare tutto il tempo a questo tema, che pure come comprendete, mi appassiona e per il quale mi metto a disposizione di tutti i colleghi di questa Assemblea, per quello che so e ho imparato in tutti questi anni. Ma voglio dire che ci sono altri temi che vanno visti in questa luce. Per esempio si è parlato, e bene, delle prospettive, del valore del settore agroalimentare della nostra regione. Ma questo settore corre un pericolo mortale. Non leggo niente sul Trattato Transatlantico, sul TTIP, il quale, se approvato, banalizzerà tutte le produzioni, farà diventare il nostro settore un settore aperto, necessariamente aperto, obbligatoriamente aperto e subalterno ad una concorrenza straniera che toglierà ogni pregio a queste produzioni. Lo dicono tutti, ma nessuno fa niente in realtà. E chi è che dovrebbe fare le barricate? Dovrebbero farle proprio gli emiliani-romagnoli, che hanno la migliore agricoltura del mondo. Non lo dico io, lo diceva a suo tempo Napoleone Bonaparte, quando indicava alle sue truppe quale premio per il loro valore le fertili pianure dell'Emilia.

Altri temi importanti da toccare: uno, per esempio, è quello del riordino istituzionale. Da me, e sicuramente da altri colleghi, sono già venuti i dipendenti delle province. C'è una contraddizione grossissima tra la legge Delrio che parla di rinvio al mittente in qualche modo delle deleghe, delle funzioni, con il personale che di esso di occupa, che sarebbe una cosa al limite logicamente conseguente, e la Legge di Stabilità, che dà per scontato il 50 per cento di esuberi, non solo, ma pretenderebbe di riassorbirlo attraverso il circuito ordinario di mobilità infra-regionale, di cui alla legge 165 del 2001, il che significa che questi lavoratori non saranno reintegrati, e che il normale ricambio e turn-over degli enti di arrivo sarà invece impedito. In tal senso la regione, che ha in mano le funzioni, che deve ridistribuirle, dovrebbe assolutamente porre un problema gigantesco al livello nazionale, dire che la mobilità non può avvenire in questo modo, dire che occorre una normativa specifica e diversa, a pena di non avere il riassetto delle funzioni, a pena di avere una nuova categoria di esodati.

Ancora: il tema caldo della privatizzazione dei servizi. Oggi il presidente della regione si è espresso in maniera neutrale, agnostica: il pubblico non è sempre buono, come non sempre buono è il privato, e viceversa, dobbiamo vedere. Ebbene, io penso che la privatizzazione dei servizi abbia un senso unico: rimettere ad oggetto di mercato, quindi di privata speculazione, quelli che dovrebbero invece essere degli interessi e dei beni comuni. Mi preoccupa molto vedere questa fuga dalle responsabilità da parte del pubblico verso i cittadini. In tal senso, il tema del controllo è illusorio. Dire che al pubblico resta il controllo, il controllo su comportamenti che sono di necessità comportamenti speculativi, anche se a questa parola non si volesse dare un significato negativo.

E poi questo privato come viene individuato? Siamo rimasti tutti sbalorditi di fronte all'estensione dei fenomeni corruttivi, che passano sempre per l'affidamento in appalto di servizi di questo genere, di servizi pubblici, anche – devo dirlo, perché siamo in Emilia-Romagna – quando poi questo appaltatore privato è un organismo di tipo cooperativo.

Altro tema sul quale bisognerà fare una grossa riflessione, e non soltanto a livello regionale, perché proprio la necessità di bonificare questo settore dovrebbe portarci a prendere delle iniziative su una revisione dell'istituto, è la cooperazione, l’attività cooperativa, che non può significare, come sempre più sta significando, caporalato, intermediazione di manodopera, affidamento del servizio pubblico ad organismi che forniscono soltanto mera manodopera. Una volta questo era assolutamente vietato, peraltro dovrebbe esserlo ancora, secondo un’ importantissima sentenza della Corte di Cassazione, Sezione Penale, che ho letto l'altro giorno. Pertanto, mi sembra assolutamente necessario tenere in grossa considerazione questo problema della privatizzazione, che porta con sé gli appalti e la qualità dei destinatari degli stessi.

Infine, tocco – Cicero pro domo sua – il tema dei costi della politica, leggendo la risoluzione nella quale si dice che, ferma restando la necessità di tagliare le indennità dei consiglieri, e va bene, potete toglierci anche la camicia, non ce ne lamenteremo, tuttavia, devono restare le spese per il personale, secondo criteri di proporzionalità ed equità, entro un certo tetto di spesa (circa 51 mila euro).

Ebbene, vorrei chiarire che criteri di proporzionalità equi possono essere soltanto criteri di proporzione inversa, non di proporzione diretta. Come dire: quanto più un gruppo è piccolo, tanto più ha delle necessità non comprimibili che dovranno far sì che ciò che gli viene dato per le spese per il personale sia in proporzione di più di un gruppo grande. Il gruppo del PD – beato lui! – ha trenta consiglieri, quindi ha 1 milione 500 mila euro da amministrare per i suoi dipendenti, e sicuramente li amministrerà nella maniera migliore. Però anche i piccoli gruppi hanno il diritto di fare politica, e senza collaboratori non si può fare. Ed è a questo livello che dicevo Cicerone pro domo sua, ma non solo pro domo sua, credo Cicero in favore della politica giusta. Grazie.

 

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